Pubblichiamo l’articolo dell’AdnKronos “Bebè in provetta, coppie sempre più vecchie e pagano le cure di tasca loro” con intervento del Dott. Filippo Maria Ubaldi . Clicca QUI per leggere l’articolo su AdnKronos salute

Bebè in provetta, coppie sempre più ‘vecchie’ e pagano le cure di tasca loro

18 maggio 2016

Per avere un figlio con l’aiuto della medicina le coppie con problemi di infertilità arrivano sempre più tardi alla fecondazione assistita, e nel 35% dei casi la pagano di tasca propria. Per il 14% invece i costi della Pma sono stati sostenuti dal Servizio sanitario regionale, mentre il 49% ha pagato il ticket. Per chi ha sostenuto la spesa personalmente, il costo si è aggirato intorno ai 4.000 euro (4.200 euro al Nord, 5.200 al Centro, 2.900 al Sud). Per chi ha pagato il ticket presso centri pubblici e privati convenzionati, l’esborso è stato in media di 340 euro (280 euro al Nord, 700 al Centro, 370 al Sud). È il quadro tracciato dalla ricerca ‘Diventare genitori oggi: il punto di vista delle coppie in Pma’, presentata a Roma e realizzata dal Censis in collaborazione con la Fondazione Ibsa a 8 anni di distanza dalla prima indagine sul tema.

Sono state intervistate 361 coppie seguite da 23 centri specializzati in tutta Italia. Innanzitutto gli aspiranti genitori appaiono sempre più maturi, istruiti e occupati stabilmente. Aumenta infatti l’età media sia dell’uomo (dai 37,7 anni del 2008 ai 39,8 anni del 2016) che della donna (da 35,3 a 36,7 anni), il livello di istruzione è più elevato e la condizione professionale più stabile. Sono coppie che cercano di avere un figlio mediamente da 3,9 anni e i primi dubbi in relazione alla difficoltà di ottenere una gravidanza sono intervenuti dopo 15,5 mesi di tentativi (un tempo più lungo rispetto ai 12,2 mesi del 2008). Si allunga anche il tempo che intercorre tra i primi dubbi e la scelta di rivolgersi al medico (10,9 mesi contro i 9,2 mesi del 2008).

“E’ completamente sbagliato il messaggio che la gravidanza si decide e si ottiene quando si vuole. Eppure viene veicolato spesso. I casi di donne di 48-50 anni che diventano madri vengono riportati con esaltazione, e a volte sui media si sentono parlare medici che di infertilità non sanno granché, ma magari fanno audience. La verità è che se dopo 12 mesi di rapporti sessuali non protetti non arriva un bebè (dopo 6 mesi nel caso si abbiano oltre 38 anni), ci si deve rivolgere a uno specialista di medicina della riproduzione”. Così Filippo Ubaldi, ginecologo e direttore clinico del Centro Genera della clinica Valle Giulia di Roma, commentato i dati.

L’avanzare dell’età della coppie è un fenomeno che si riscontra nella realtà odierna dei centri specializzati: “Oggi nei nostri centri l’85% dei pazienti ha più di 35 anni – assicura Ubaldi – ma sono moltissime le coppie con più di 40 anni. Dobbiamo spiegare loro che, ad esempio, a 43 anni la donna per ottenere un embrione sano da impiantare ha bisogno di produrre 30 ovociti, quando in un ciclo di stimolazione se ne possono ottenere 3-4. Anche con le tecnologie più avanzate non si può invertire questa tendenza: la possibilità di concepire a quell’età è aneddotica”.

A parere dell’esperto “andrebbero avviate iniziative di informazione e formazione anche nelle scuole, ma anche fra gli stessi medici, per far capire che la gravidanza non si può procrastinare più di tanto. Il ministero della Salute ha riunito una commissione e redatto un documento che andrebbe veicolato a vari livelli per trasmettere il messaggio che i figli vanno fatti prima possibile. Dovremmo puntare tutto su questo, con politiche economiche e sociali”.

Per quanto riguarda la scelta del centro di Pma, il Censis evidenzia che la maggioranza delle coppie lo seleziona sulla base della ‘fama’ e del passaparola. Ma “bisognerebbe andare a verificare, ad esempio – consiglia Ubaldi – quanti embriologi sono presenti nello staff: se la struttura esegue più di 1.000 cicli l’anno ce ne dovrebbero essere almeno 10: anche con tecnologie all’avanguardia e ottenendo embrioni di buona qualità, senza l’adeguata professionalità si possono indurre danni gravi, per cui questi non si impianteranno mai”. Infine, secondo l’esperto “anche in Italia sarebbe necessaria un’autorità indipendente come la Human Fertilisation and Embryology Authority britannica, che possa interagire col governo sulle leggi da varare e per controllare quello che fanno i centri di Pma”.

“Quello delle coppie che aspettano troppo prima di rivolgersi a uno specialista – aggiunge Andrea Lenzi, ordinario di Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma – è un dato devastante. Dobbiamo insegnare nelle scuole che la fertilità è un bene comune, sociale, e il calo di natalità è peggiore di molte malattie che sono in grado di sterminare un’intera società. Forse la Pma costa troppo, ma se si fanno mutui e si comprano auto si vede che il problema non è poi così sentito dagli italiani”.