Soddisfazione per le motivazioni depositate venerdì 5 giugno 2015 della sentenza della Corte costituzionale che, il 14 maggio scorso, aveva stabilito l’incostituzionalità del divieto di accesso alle tecniche di fecondazione assistita, in particolare alla diagnosi preimpianto per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche, previsto dalla legge 40 del 2004. Ora, quindi, appena la sentenza sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, le coppie fertili affette o portatrici di malattie genetiche, potranno accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per poter sottoporsi a indagini cliniche diagnostiche sull’embrione, su indicazione del medico che dovrà certificare che quella coppia sia portatrice o affetta da patologia genetica.

Le motivazioni della decisione della Corte costituzionale aprono, dunque, la strada a una maggiore tutela per coppie e nascituro. Infatti, nel testo della sentenza, i Giudici delle leggi, sottolineano come vi sia un “mancato rispetto del diritto alla salute della donna, senza peraltro che il vulnus, così arrecato a tale diritto, possa trovare un positivo contrappeso, in termini di bilanciamento, in una esigenza di tutela del nascituro, il quale sarebbe comunque esposto all’aborto”.  Le parole dei giudici sono chiare: “Sussiste, in primo luogo, un insuperabile aspetto di irragionevolezza dell’indiscriminato divieto […]Vale a dire che il sistema normativo, cui danno luogo le disposizioni censurate, non consente (pur essendo scientificamente possibile) di far acquisire “prima” alla donna una informazione che le permetterebbe di evitare di assumere “dopo” una decisione ben più pregiudizievole per la sua salute.”

I giudici hanno anche chiarito che è compito del legislatore introdurre apposite disposizioni al fine della auspicabile individuazione (anche periodica, sulla base della evoluzione tecnico-scientifica) delle patologie che possano giustificare l’accesso alla PMA di coppie fertili e delle correlative procedure di accertamento (anche agli effetti della preliminare sottoposizione alla diagnosi preimpianto) e di una opportuna previsione di forme di autorizzazione e di controllo delle strutture abilitate ad effettuarle (anche valorizzando, eventualmente, le discipline già appositamente individuate dalla maggioranza degli ordinamenti giuridici europei in cui tale forma di pratica medica è ammessa). Il richiamo è in linea con la stessa legge 40 che prevede l’aggiornamento periodico almeno ogni 2 anni delle linee guida in base all’evoluzione scientifiche delle tecniche e un sistema di controllo e autorizzazione dei centri che possono eseguire tutte le tecniche di Pma per cui sono autorizzati. La decisione inoltre apre all’evoluzione delle tecniche per una individuazione delle patologie, con un richiamo al legislatore ad aggiornare norme e indicazioni in linea con l’evoluzione della scienza.