Il 14 aprile la Corte costituzionale si esprimerà sulla legittimità del divieto contenuto nella legge sulla Procreazione medicalmente assistita

Vi riportiamo l’articolo di Margherita De Bac pubblicato sul “Corriere della sera.it” dove vengono ripresi i dati emersi dal primo Censimento Nazionale realizzato da GENERA, sui centri di PMA attrezzati

diMargherita De Bac 

Duemila coppie in Italia non possono sognare l’arrivo di un bambino libero dalle gravi malattie di cui sono portatori sani.  Significa che mamma e papà stanno bene, non hanno sintomi. Ma corrono il rischio, in percentuali variabili, di generare bimbi destinati ad essere molto diversi e a soffrire. Perché ciò non avvenga c’è una possibilità, la diagnosi genetica preimpianto che permette di selezionare gli embrioni sani e di inviare solo quelli verso la vita, congelando quelli difettosi. Ai duemila aspiranti genitori la strada è sbarrata perché la legge sulla procreazione medicalmente assistita la rende percorribile solo con diagnosi di infertilità. Per farsi riconoscere il diritto all’esame preventivo sull’embrione Rosita e Walter, portatori sani di fibrosi cistica e già mamma e papà di una bambina di otto anni con la gravissima patologia che annienta i polmoni, si sono dovuti appellare alla Corte europea di Strasburgo, ricorso che hanno vinto, come hanno raccontato alla 27ora. 

E qual è il futuro delle altre 1999 coppie sane, fertili e portatrici di malattie genetiche?

L’ostacolo potrebbe essere rimosso la prossima settimana dalla Corte Costituzionale chiamata a decidere il 14 aprile sulla legittimità del divieto contenuto nella legge del 2004 (Procreazione medicalmente assistita).

Sarebbe l’ennesimo colpo al cuore per la normativa che in undici anni di vita è stata smantellata in ogni sua parte a suon di sentenze da parte di tribunali e Consulta. Dell’antico impianto sopravvivono solo il no alla diagnosi dell’embrione per genitori fertili e il no alla ricerca sugli embrioni. Su questi due fronti si sta battendo l’Associazione Luca Coscioni che osteggia la legge fin dalla sua nascita. C’è ottimismo sull’esito dell’appuntamento, la prossima settimana (la data per l’udienza relativa al secondo ricorso non è stata invece ancora fissata).

Filomena Gallo, segretario dell’associazione, non nasconde la speranza di poter festeggiare un nuovo successo: «Qualunque sia la decisione della Corte, il Parlamento italiano potrebbe in ogni caso intervenire per rimuovere divieti che danneggiano la ricerca e la salute. Lo potrebbe fare anche il Governo. Il ruolo dei giudici è stato finora determinante e adesso tocca al legislatore dare vita a una normativa più laica e liberale».  L’ultima decisione della Consulta in tema di procreazione riguarda l’eterologarientrata  con la sentenza del 9 aprile.

Sul piano pratico i nostri centri si stanno preparando all’eventuale ritorno della diagnosi preimpianto per  i portatori di malattie genetiche non sterili. Lo scorso anno solo il 17,7% dei centri di Procreazione medicalmente assistita, tutti privati, erano in grado di offrire la diagnosi genetica. Il censimento più recente è di Filippo Maria Ubaldi, direttore del centro Genera, in collaborazione con Bioroma. I dati provengono da 112 cliniche private su 189. Fortissima la prevalenza nel Lazio, in crescita l’Emilia Romagna, la Toscana e la Sardegna. Nel 2015 sono partiti altri 4 centri, uno in Lombardia: «La speranza – afferma Ubaldi – è che venga cancellata un’altra discriminazione. Non è giusto che oggi solo chi è sterile possa sognare l’arrivo di un bimbo in salute con l’aiuto della fecondazione assistita. E che agli altri questa chance sia negata».

Ecco il link per leggere l’articolo sul corriere della sera.it 

Clicca per leggere l’articolo in PDF  Corriere_della_sera.it_9_aprile_articolo_di_Margherita_De_Bac_Diagnosi_preimpianto_Verso_la_sentenza_della_Corte_Costituzionale