Diagnosi genetica preimpianto

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GENERA è il centro italiano leader nello studio e nella diagnosi di malattie genetiche e patologie cromosomiche dell’embrione, anche  grazie alla collaborazione con il laboratorio GENETYX.
La procedura si chiama Diagnosi Genetica Preimpianto (PGD/PGS) e richiede che venga effettuato un ciclo di fecondazione in vitro.

Di seguito le domande più comuni per comprendere meglio queste nuove tecniche, finalizzate a offrire nuove prospettive alle coppie per il raggiungimento dell’obiettivo comune: l’ottenimento di una nascita.

Per maggiori informazioni sulle tecniche PGD e PGS e per conoscere i risultati ottenuti presso i laboratori GENERA consultate la pagina PGD/PGS – Diagnosi Genetica Pre-Impianto

CHE COS’È LA DIAGNOSI GENETICA PREIMPIANTO O PGD?

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La Diagnosi Genetica Preimpianto (PGD) è una tecnica ideata al fine di identificare e trasferire, tra gli embrioni prodotti in un ciclo di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), quelli non affetti da una patologia a trasmissione ereditaria, in coppie a elevato rischio riproduttivo.

Esistono dei rischi per gli embrioni che sono soggetti alla diagnosi preimpianto?

La PGD è una procedura assolutamente sicura per l’embrione che precede il suo impianto in utero e che permette di identificare la presenza di malattie ereditarie in fasi molto precoci dello sviluppo, quando l’embrione è ancora allo stadio di blastocisti, ovvero 5 o 6 giorni dopo la fecondazione. In questo stadio la blastocisti si è già differenziata nella porzione embrionale (ICM) ed extraembrionale (Trofoblasto, TE). La biopsia di poche cellule del trofoblasto (<5% della sua biomassa) è stata dimostrata sicura e non compromettente sulle capacità di sviluppo ed impianto dell’embrione.

 

Qual è l’obiettivo della PGD?

L’obiettivo è prevenire il concepimento di un bambino affetto specificamente e unicamente dalla patologia da cui sono affetti i genitori, o di cui sono portatori sani.

E’ necessario un work-up preliminare per costruire specifiche sonde necessarie per l’analisi.

Quali solo le malattie che si possono diagnosticare con la PGD?

Fibrosi cistica, talassemia, atrofia muscolare spinale, distrofia miotonica, neurofibromatosi, distrofia muscolare di Duchenne-Becker, emofilia A o B, sindrome dell’X-Fragile, sono solo alcune delle oltre 10.000 patologie genetiche che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è possibile diagnosticare grazie alla Diagnosi Genetica Preimpianto.

Oltre il 95% di queste patologie non ha una cura specifica, nonostante individualmente siano molto rare hanno una prevalenza totale stimata intorno all’1% nella popolazione generale. Ogni persona è in media portatore sano, in genere asintomatico, di circa 2.8 mutazioni genetiche e, spesso, quando si incontrano due portatori della stessa mutazione, cosa più frequente nelle isole, i figli che ne nascono possono essere affetti da malattie congenite, mortalità precoce, ritardo mentale e disabilità permanenti.

A chi ci si deve rivolgere per intraprendere la PGD?

Per le coppie che desiderano intraprendere un trattamento di PGD, la prima tappa consiste in un colloquio preliminare con lo specialista in Genetica Medica, il quale, dopo aver valutato la storia clinica della coppia, illustrerà le procedure, le possibilità e i limiti diagnostici, le percentuali di successo, i rischi correlati al trattamento. Le coppie che si rivolgono allo specialista, hanno la possibilità di avere un quadro accurato di quale potrebbe essere il loro percorso qualora decidessero di intraprendere un ciclo di Procreazione Medicalmente Assistita. Un comune prelievo di sangue periferico della coppia e, in alcuni casi specifici di alcuni familiari della coppia, sarà necessario e sufficiente all’equipe genetica per costruire le sonde molecolari per l’analisi genetica preimpianto. Successivamente, lo specialista Ginecologo in Medicina della Riproduzione potrà iniziare il trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita. A seguito del trattamento di PMA, verranno prodotti un certo numero di embrioni. Una biopsia embrionaria verrà effettuata allo stadio di blastocisti (quinta o sesta giornata di sviluppo preimpianto in vitro). Tale biopsia consta nel prelievo di un frammento appartenente alla porzione extraembronale che origina unicamente parte degli annessi embrionali (placenta, sacco amniotico).

Tale porzione dell’embrione presenta il medesimo cariotipo della massa cellulare interna, da cui invece origina il feto. Di conseguenza l’analisi genetica effettuata sul frammento prelevato, è sufficiente a diagnosticare con esattezza se l’embrione sia affetto, portatore sano o non affetto da una specifica patologia genetica. Inoltre, non sussiste alcun rischio procedurale per gli embrioni quando la biopsia viene effettuata allo stadio di blastocisti. Infatti non ne vengono minimante compromesse le possibilità di impiantarsi nell’utero materno. Pertanto, il tasso di impianto a seguito di trasferimento embrionale di embrioni non affetti o portatori sani di una patologia monogenica, risulta essere uguale a pazienti della medesima età che si sottopongono a un comune ciclo di PMA senza diagnosi preimpianto.

 

CHE COS’È LA PGS O SCREENING DELLE ANEUPLOIDIE PREIMPIANTO?

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Esiste anche una forma di PGD finalizzata unicamente a migliorare i risultati clinici dei cicli di fecondazione assistita, definita screening delle aneuploidie preimpianto (PGS).

Tale tecnica è stata ideata al fine di identificare e trasferire embrioni normali da un punto di vista cromosomico, all’interno di un pool embrionario prodotto da una coppia in un ciclo di PMA e mira a ottenere un incremento dell’efficienza di ciascun singolo trattamento unita ad una minimizzazione dei rischi connessi alla riproduzione in generale per specifiche coppie. Lo sviluppo di anomalie cromosomiche, infatti, è un evento de novo, cioè non ereditario in senso stretto ma che avviene “nuovamente” quando si forma un ovocita o spermatozoo maturo, la cui probabilità è strettamente proporzionale all’età della donna.

Quali sono gli obiettivi della PGS?

Gli obiettivi della PGS sono diminuire il tasso di aborto (il quale si riduce a meno di un quarto rispetto a quanto accade in pazienti della medesima età che si sottopongono ad un convenzionale ciclo di PMA), incrementare il tasso di gravidanza a termine per trasferimento embrionale (il quale aumenta mediamente fino al 50% per singolo embrione trasferito), nonché di prevenire il concepimento di bambini affetti da patologie cromosomiche, quali per esempio la sindrome di Down (trisomia del cromosoma 21).

La PGS, dunque, si configura come un metodo diagnostico sicuro e affidabile attualmente disponibile per aumentare le probabilità di successo per trasferimento con minimizzazione dei rischi di abortività. Riducendo il numero di trasferimenti embrionali inefficienti e potenzialmente rischiosi per la donna, sia sotto il profilo fisico che psicologico, essa fornisce una strategia dalle potenzialità elevatissime che sta trovando una sempre maggiore applicazione clinica.

Tale analisi, inoltre, non necessita di un work-up preliminare e il metodo di analisi è comune a tutte le pazienti che la richiedono.

Quando viene consigliata la PGS?

Questa tipologia di screening è indicata per le donne over 35 (l’età media delle donne che accedono alla PMA è di 36 anni e il 30% sono over 40), fascia d’età nella quale aumenta notevolmente il tasso di frequenza di anomalie cromosomiche negli embrioni. Infatti all’età di 27 anni è circa 1 gravidanza su 450 dà esito a un bambino con anomalie cromosomiche, a 35 anni è circa 1 caso su 300, fino ad arrivare a circa 1 caso su 60 per le quarantenni e a un allarmante 1 su 20 all’età di 45 (Fonte: www.sindrome-down.it).

La PGS è inoltre indicata per le coppie con alle spalle una storia di abortività e ripetuti fallimenti di impianto in cicli di PMA precedenti. Il rischio di aborto spontaneo in donne con un’età media superiore ai 36 anni, infatti, è abbattuto al di sotto del 10% per concepimento grazie al contributo di tale tecnica.

La PGS è importante anche per l’abbattimento del rischio di gemellarità e plurigemellarità?

Secondo l’analisi condotta dal registro PMA dell’Istituto Superiore di Sanità in merito ai cicli di fecondazione assistita, il tasso di aborto spontaneo nella PMA con un’età media di 36,3 anni è del 21,1% e raggiunge picchi superiori al 51% in donne con più di 42 anni, mentre il tasso di gravidanza gemellare si attesta al 20,2% e quello di gravidanza trigemina e quadrupla al 2,3%.
L’individuazione di embrioni con un corretto numero di cromosomi (euploidi) consente di eliminare il contributo genetico sui fallimenti di impianto, al punto che un embrione euploide su due esita in una gravidanza a termine, indipendentemente dall’età della donna e tale evidenza consente il trasferimento di un singolo embrione anche in pazienti di età avanzata, abbattendo il rischio di gemellarità e di plurigemellarità (in uno studio presentato dal gruppo GENERA si passa dal 21% al 7%), da sempre importante complicanza della PMA.
La PGS, ancora oggetto di discussione sul territorio nazionale, è sfruttata da tempo in USA con risultati sorprendenti che stanno trovando conferma nei centri italiani ed europei che l’hanno adottata con successo nella loro pratica clinica.

QUALI SONO I CENTRI DI PMA IN ITALIA ATTREZZATI PER EFFETTUARE LA DIAGNOSI GENETICA PREIMPIANTO?

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Nel 2014 solo il 17.7% dei Centri di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) in Italia, ovvero 1 centro su 5, è stato in grado di offrire la diagnosi genetica preimpianto alle proprie pazienti. È quanto emerso dai dati dell’indagine nazionale promossa dal Centro di PMA GENERA, presentata durante l’evento da loro organizzato dal titolo “The new era of PGS application in art” (Roma, 13-14 Febbraio 2015).

Il censimento ha raccolto i dati provenienti da 112 dei 189 centri di PMA di II e di III livello dislocati sul territorio (pubblici, privati e privati convenzionati), sulla base delle possibilità per le coppie di accedere a un servizio di diagnosi genetica preimpianto (PGD/PGS) e del numero di trattamenti effettuati presso il medesimo Centro. E’ risultata un’equa distribuzione sul territorio nazionale: 6 al nord, 8 al centro e 6 al sud e isole, per un totale, quindi, di 20 centri. Quattro, inoltre, risultano i centri che hanno attivato il servizio nel 2015.

Nella maggior parte delle regioni in cui tale servizio è accessibile, però, si effettua un numero di trattamenti di PGD per centro spesso inferiore a 50 cicli annui, eccezion fatta per Sardegna (centro pubblico), Campania, Veneto e Toscana. In queste regioni il numero è compreso tra 50 e 100, ma in Emilia-Romagna e nel Lazio, in cui si concentrano i poli principali, si arriva a circa 300 e circa 1000 cicli di diagnosi preimpianto annui. In Lombardia, di gran lunga la regione in cui si effettuano più trattamenti di Pma, sono diversi i centri che si stanno attrezzando per fornire la possibilità di ricorrere alla Pgd a partire dal 2015. 

DIAGNOSI GENETICA PREIMPIANTO ANCHE PER LE COPPIE FERTILI MA PORTATRICI DI PATOLOGIE GENETICHE? 

Nel 2014 in Italia, sono state circa 2000 le coppie fertili portatrici di una patologia genetica, che non hanno potuto accedere alla Diagnosi genetica preimpianto a causa del divieto imposto dalla legge 40/2004 che permette l’accesso a tale tecnica solo a chi effettua una Procreazione Medicalmente Assistita in quanto infertile. Infatti tale legge riconosce solo alle coppie sterili e infertili, portatrici di malattie geneticamente trasmissibili, la possibilità di ricorrere all’accesso alle tecniche di PMA con indagine preimpianto, vietandole, invece, a quelle fertili portatrici di tali malattie ereditarie.

Intervento della Corte costituzionale sentenza 96/2015: abbattimento di tale divieto

Ora, invece, grazie all’intervento della Corte costituzionale – che il 14 maggio 2015 ha dichiarato l’illegittimità della norma contenuta nella legge ’40 – anche le coppie fertili portatrici di anomalie genetiche, potranno accedere alla fecondazione assistita e in particolare alla diagnosi preimpianto, per conoscere lo stato di salute dell’embrione.

Tale divieto, cancellato dalla Consulta, infatti, violerebbe alcuni diritti fondamentali costituzionalmente garantiti. Più precisamente:

1) il principio di uguaglianza (articolo 3 della Costituzione) tra chi è infertile con malattie genetiche e può sottoporsi a PMA con indagine pre-impianto e chi è fertile e portatore di malattie genetiche che a causa della legge 40 non può effettuare tali indagini e evitare così un aborto.

2) i diritti inviolabili dell’uomo tra i quali vi rientrerebbe anche il diritto della coppia a un figlio sano e il diritto di autodeterminazione nelle scelte procreative (l’articolo 2 della Costituzione)

3) il diritto alla salute sotto il profilo della tutela della salute della donna (l’articolo 32 della Costituzione)

4) l’articolo 117 comma 1 Costituzione in relazione agli articoli 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e 14 (divieto di discriminazione) della Cedu.

Dal 10 giugno scorso, data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (Serie Speciale n. 23/2015) della sentenza 96/2015, quindi, anche in Italia è realtà la diagnosi genetica preimpianto per le coppie fertili portatrici di malattie ereditarie. A quest’ultime, inoltre, per accedere alla diagnosi genetica preimpianto come previsto dalla sentenza della Consulta, basterà solo presentare il certificato di un medico che attesti il rischio di un’interruzione di gravidanza, in base  a quanto previsto dall’articolo 6 della legge 194/78.

Per maggiori informazioni sulle tecniche PGD e PGS e per conoscere i risultati ottenuti presso i laboratori GENERA consultate la pagina PGD/PGS – Diagnosi Genetica Pre-Impianto

 

Tutti gli esami diagnostici vengono svolti dal Laboratorio GENETYX. Per maggiori info consultare il sito GENETYX

 

Per trasparenza tutti i nostri costi sono consultabili alla pagina Costi economici