La Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia per aver tolto a una coppia un bimbo nato in Russia da madre surrogata, ossia attraverso la tecnica “dell’utero in affitto”. Il nostro paese dovrà, quindi,pagare loro 20 mila euro per i danni morali e 10 mila per le spese legali.

I fatti risalgono a qualche anno fa, nel 2011, quando una coppia infertile del Molise, decide di cercare un figlio attraverso la pratica della maternità sostitutiva in Russia dove tale tecnica è legale mentre da noi no. Il bambino, era stato poi riconosciuto in Russia come figlio legittimo della coppia e iscritto all’anagrafe di Mosca. Ma, una volta tornati in Italia, i coniugi si erano visti rifiutare l’iscrizione del bimbo all’anagrafe italiana, anche perché, secondo le autorità italiane, il certificato di nascita conteneva dei dati falsi. Provata l’assenza di legami biologici fra genitori e figlio, il piccolo era stato dichiarato in stato di abbandono e affidato a una famiglia d’accoglienza. Inoltre le autorità giudiziarie avevano stabilito che la coppia non potesse più avere contatti con il piccolo né adottarlo. Dopo essere stati privati del loro bimbo, quindi, la coppia molisana ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che gli ha dato ragione. Però la Corte dei diritti dell’uomo spiega che il bimbo non deve tornare alla coppia molisana perchè “ha sviluppato dei legami emotivi con la famiglia d’accoglienza con cui vive dal 2013”. Ma l’Italia, continua la Corte, dovrà essere condannata per aver violato il rispetto del diritto di una coppia sposata di riconoscere come proprio figlio un bambino senza legami biologici con loro, in quanto nato con la pratica dell’utero in affitto, e per aver sottratto il piccolo ai coniugi. E per questo dovrà pagare a tale coppia i danni morali.