Per fare chiarezza sulla situazione in Italia in tema di fecondazione eterologa, abbiamo chiesto delucidazione alla Dott. Laura Rienzi Embriologa, Direttore dei Laboratori di PMA, Centri GENERA, Roma, Marostica, Umbertide, Napoli

Il punto della situazione

Anche in Italia, una coppia con problemi di sterilità o infertilità irreversibile, potrà ricorrere alla donazione di gameti (ovociti e/o spermatozoi) esterni alla coppia stessa, ossia potrà sottoporsi o ad inseminazione intrauterina con seme di donatore, oppure alla Fivet/ICSI (Fecondazione in vitro), con ovociti e/o spermatozoi ottenuti da donatori. Tutto ciò grazie all’intervento della Corte costituzionale, che ad aprile scorso ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa imposto dalla legge 40/2004 sulla Procreazione Medicalmente Assistita.
Tale procedura resta lecita, nel nostro Paese, solo per le coppie di sesso diverso, sposate o conviventi con diagnosi di infertilità. Non potranno quindi ricorrere alla donazione né donne single, né coppie dello stesso sesso.
Dopo la sentenza 162/2014 della Consulta nonostante i giudici delle leggi abbiano sottolineato che non vi è vuoto normativo, il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha reso noto la necessità, dopo aver inutilmente tentato la strada del Decreto legge, di far varare un’apposita legge per regolare l’introduzione di tale tecnica in Italia. In attesa che il Parlamento legiferi in materia, i primi di settembre i governatori delle Regioni hanno approvato all’unanimità delle Linee guida inter-regionali con valenza transitoria che permetterebbero alle coppie di poter accedere alla fecondazione eterologa da subito. Hanno, cioè, individuato indicazioni unitarie per regolamentare la materia. In questi giorni ogni singola Regione sta recependo tali linee guida che ricalcano sia i principi più importanti del Decreto legge che era stato predisposto dal ministro Lorenzin, sia la delibera adottata a luglio scorso dalla Regione Toscana, la prima a darsi uno strumento per andare avanti.
Dopo la Toscana, le prime Regioni a recepire le linee guida sono state: la Liguria, l’Emilia Romagna e le Marche, seguite da Umbria e Lombardia. Qualche giorno fa, anche la RegioneLazio ha accolto tali linee guida per l’attivazione della fecondazione eterologa, specificando sia il limite di età della donna ricevente, 43 anni, per poter accedere ai cicli di eterologa e omologa a carico del servizio sanitario regionale e sia il numero massimo di 3, di cicli che possono essere effettuati nelle strutture pubbliche.
Il primo ottobre, invece, è la data fissata dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, per partire con l’eterologa nei 36 centri accreditati. Il Governatore Zaia, si è battuto per concordare con le altre Regioni il costo di un Ticket che deve essere uguale in tutta Italia e che verrà deciso nella riunione degli assessori alla sanità che si terrà il 24 settembre prossimo. Inoltre in Veneto, ha aggiunto sempre Zaia, verrà fornito anche “un accompagnamento psicologico per le coppie che decideranno di farla, perché vogliamo che l’assistenza sanitaria non si fermi all’aspetto meramente tecnico-scientifico, ma si occupi anche della persona. Saranno applicate le linee guida più attente ed equilibrate del mondo, con un esplicito e deciso no all’eugenetica, la totale gratuità della donazione per evitare l’indecoroso business che si verifica in tanti Paesi esteri, la garanzia dell’anonimato del donatore, il ragionevole limite di età tenendo anche conto delle infertilità causate da svariate patologie o da cure impattanti come la chemioterapia”.
Non ci resta, quindi, che aspettare i prossimi giorni affinché anche il nodo sulle tariffe, possa essere sciolto (Per la decisione sulle tariffe v. Eterologa: decise le tariffe unitarie per tutte le Regioni).

Intanto, i vari centri pubblici e privati si stanno organizzando per poter mettere in pratica tale procedura rispettando le indicazioni unitarie fissate nelle linee guida recepite dalle singole Regioni.

Le principali regole alle quali i Centri di PMA italiani dovranno attenersi sono:

età dei donatori: per gli uomini un’età compresa tra i 18 e i 40; per le donne 20–35 anni,
esami di screening dei donatori completi a massima tutela dei riceventi (che comprendono un anamnesi clinica, psicologica e genetica, esami infettivologici e genetici),
la donazione deve essere gratuita e volontaria,
rispetto della somiglianza tra genitori e figli. Il Centro di PMA dovrà garantire nei limiti del possibile la compatibilità delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore con quelle della coppia ricevente (colore della pelle, occhi e capelli, gruppo sanguigno),
dieci, il numero massimo di figli da ciascun donatore,
registri regionali dei donatori in attesa di quello centrale,
anonimato del donatore. Solo in casi straordinari i suoi dati potranno essere conosciuti dal personale sanitario,
diritto del bambino a poter risalire alle sue origini, usando come modello la legge sulle adozioni. Se, quindi, i donatori accettano di rivelare la loro identità, i nati con eterologa, compiuti i 25 anni, potranno conoscerla.
Il problema più grande che tutti i Centri si trovano ad affrontare oggi è il reperimento dei gameti sia maschili (spermatozoi), sia femminili (ovociti). I 10 anni di divieti imposti dalla legge 40 (2004/2014) hanno fatto si che in Italia non ci siano donatori di cellule riproduttive.
Diverse sono le strade che si possono intraprendere: oltre all’utilizzo di donatori volontari che si sottopongono ad esami e cure mediche al solo fine di donare le proprie cellule, si potranno anche utilizzare ovociti e spermatozoi donati da pazienti che si sottopongono a tecniche di procreazione medicalmente assistita, e che rinunciano ad una parte dei loro gameti a favore di un’altra coppia. Ma ci vorrà tempo per creare delle banche, basti pensare che per la donazione di spermatozoi è necessaria una quarantena di 180 giorni.
L’unica possibilità per cominciare subito sarebbe l’utilizzo di gameti congelati presso le banche di altri paesi europei. Le regioni stanno lavorando anche su questo aspetto, bisogna da una parte permettere l’applicazione della eterologa in Italia, dall’altra escludere la possibilità che si crei una commercializzazione delle cellule (vietata in tutti i paesi europei) ma soprattutto garantire che tutti i gameti che verranno utilizzati siano adeguatamente screenati e che quindi le nostre coppie siano trattate nel modo più adeguato e sicuro.
Per il futuro, è necessario invece sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso campagne di informazione, tanto auspicate dalla legge 40 ma mai realizzate in questi 10 anni. I giovani devono essere informati sulla possibilità di donare i propri gameti e su altre problematiche relative alla infertilità.
Ci vorrà tempo, ma come già avvenuto in Spagna e Grecia, anche l’Italia potrà creare le proprie banche e garantire i trattamenti alle coppie che desiderano un bambino seppur affette dalla più grave delle patologie riproduttive. Questo è infatti finalmente riconosciuto essere nel nostro paese un Diritto Costituzionale

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