Fertilità: più informazione per far conoscere ai giovani i limiti della loro età riproduttiva

La probabilità di avere un bambino diminuisce con l’età. Tutti i ragazzi devono essere consapevoli, già durante gli anni scolastici, che il successo di una gravidanza è strettamente legato alla variabile tempo. Il fattore “età” della donna è un punto cruciale nella lotta all’infertilità. Ecco perchè una diagnosi tempestiva e soprattutto una corretta informazione tra i giovani, sono gli strumenti fondamentali per educarli e per evitargli in futuro di non poter raggiungere i propri obiettivi di genitorialità. Ma quanto ne sanno i giovani di oggi in materia? Da una ricerca condotta da un team di ricercatori australiani, guidato da Eugénie Prior della Victorian Assisted Reproductive Treatment Authority di Melbourne e pubblicata su Human Fertility, risulterebbe che la maggior parte degli studenti universitari – intervistati tramite un questionario online anonimo sulle intenzioni e aspettative in fatto di genitorialità e sulle loro conoscenze relative alla fertilità – sottovaluta l’impatto dell’età sulla fertilità femminile e maschile. Inoltre dei 1.215 studenti che hanno completato tale questionario, meno della metà degli uomini e delle donne ha identificato correttamente l’età in cui la fertilità femminile e maschile diminuisce. Quasi tutti, però, hanno affermato “che non si sentirebbero a disagio se il loro medico generico sollevasse l’argomento dei futuri piani riproduttivi”.
Ma qual è l’età riproduttiva massima della donna? Lo abbiamo chiesto al Dr. Filippo Maria Ubaldi – Direttore clinico dei Centri GENERA di PMA di Roma, Napoli e Marostica – secondo il quale “la fertilità in una donna è massima nel periodo compreso tra i 20 e i 25 anni, diminuisce significativamente dopo i 35 anni, è inferiore al 5% per mese tra i 40 e 43 anni e infine diventa aneddotica dopo i 44 anni”. Questi concetti – specifica il Dr. Ubaldi – “seppur universalmente riconosciuti, non sono assolutamente chiari nella popolazione generale che tende invece a sovrastimare la fertilità della donna e ad assumere la buona ciclicità mestruale coma marker di fertilità conservata”. Inoltre – continua lo specialista – “le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) possono fare molto poco in questi casi ed è assolutamente errata la convinzione generale che “ tanto dopo i 40 anni ci pensa la PMA”. La PMA, infatti non può risolvere i problemi legati al basso numero e alle alterazioni cromosomiche degli ovociti: per risolvere questo problema o si fanno i figli prima o si devono aver congelati i propri ovociti in giovane età o si deve far ricorso alla ovo-donazione. Oggi, la quasi totalità delle gravidanze dopo i 43-44 anni si ottengono infatti mediante la donazione di ovociti di donne giovani”. Dunque, per il Dr. Ubaldi “per avere maggiori probabilità di concepire naturalmente, non bisogna superare la soglia dei 35 anni. L’ideale sarebbe concepire a 20 anni, quando le probabilità di rimanere incinta dopo un rapporto sessuale sono del 30-40%. Già a 30 anni, le probabilità di concepire scendono al 20%”.
Possiamo quindi dire, conclude lo specialista, “che la fertilità è un bene prezioso e temporaneo, non infinito per cui la donna deve imparare sin da piccola a salvaguardarla mediante uno stile di vita adeguato e visite periodiche. Bisogna, inoltre, fornirle strumenti informativi ed educativi”.

 

Per leggere la ricerca condotta da un team di ricercatori australiani, guidato da Eugénie Prior della Victorian Assisted Reproductive Treatment Authority di Melbourne e pubblicata su Human Fertility clicca QUI