La selezione degli embrioni affetti da malattie genetiche non è vietata e non è reato

Selezionare gli embrioni da trasferire al fine di tutelare il prioritario interesse alla salute della donna non è più reato e quindi il medico dovrà procedere, sussistendo i requisiti di gravità della patologia, all’impianto dei soli embrioni sani preventivamente individuati con tecnica della Diagnosi Genetica Preimpianto che è una forma di diagnosi prenatale diretta a verificare lo stato di salute degli embrioni prodotti e finalizzata alla selezione di quelli malati rispetto a quelli sani da trasferire.

Ad abbattere un altro divieto della contestatissima legge 40/2004 sulla Procreazione medicalmente Assistita, è nuovamente la Corte costituzionale che con la sentenza 229/2015 ha dichiarato illegittimo l’articolo 13 commi 3, lettera b) e 4 che prevede il divieto assoluto di sperimentazione e indagine sugli embrioni umani. Praticamente la Consulta, dichiarando l’illegittimità costituzionale anche del “Divieto di sperimentazione sugli embrioni umani”, non ha fatto altro che adeguare la legge 40 anche sotto il profilo penalistico alle proprie precedenti pronunce in merito alla rimozione dei divieti sia di produzioni di più tre embrioni con obbligo di contemporaneo impianto (sentenza 151/09) e sia di accesso alla Procreazione Medicalmente Assistita preceduta dalla tecnica di Diagnosi genetica preimpianto per le coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili alla prole (sentenza 96/2015). Quindi, a questo punto, avendo i giudici della legge già affermato il diritto della coppia di selezionare l’embrione sano da quello malato, non aveva più senso lasciare la previsione penale ex articolo 13 che stabiliva una sanzione penale a  carico del sanitario che eseguisse in tali casi la selezione a tutela della salute della donna evitando di trasferire l’embrione malato.

Allo stesso tempo, però, la Corte costituzionale sempre nella sentenza 229/2015 ha dichiarato, invece, non fondata la questione dell’eventuale possibilità di soppressione dell’embrione risultato malato, precisando che il divieto previsto dall’articolo 14 commi 1 e 6 sempre della legge 40, risulta conforme al principio di ragionevolezza rientrando nella discrezionalità del legislatore prevedere  che a tutela della dignità dell’embrione (ancorchè malato), non sussistendo alcun diritto antagonista da bilanciare (non la tutela della salute della donna, né esigenze autodeterminative della coppia), lo stesso deve essere crioconservato a tempo indeterminato dai centri di PMA.