Ecco il link dell’articolo uscito oggi, 26 giugno 2015, sul quotidiano “La Stampa”  a cura della giornalista Valentina Arcovio.

Di seguito il testo

VALENTINA ARCOVIO

Nicole Kidman ha avuto una bambina a 43 anni e ora ne sogna un altro a 47 suonati. Gianna Nannini ha messo al mondo la piccola Penelope Jane a 54. Heather Parisi ha dato alla luce due gemelli a 50 anni, mentre Carmen Russo è rimasta incita alla bellezza di 53. La lista delle vip diventate mamme molto in là negli anni è lunga. Ma sfoggiare sulle riviste un pancione dopo i 43 anni rischia di lanciare un messaggio fuorviante e cioè che si può concepire a qualsiasi età.

L’allarme è stato lanciato dagli esperti in occasione del meeting annuale della European Society of Human Reproduction and Embryology che si è tenuto a Lisbona. «La maggior parte delle gravidanze oltre i 43 anni sono possibili grazie all’ovodonazione, cioè alla tecnica di fecondazione eterologa che prevede l’utilizzo degli ovociti di una donatrice», dice Filippo Maria Ubaldi, responsabile clinico del Centro di medicina della riproduzione Genera di Roma.

L’età giusta. La scelta di mettere al mondo un bambino, sia spontaneamente sia con l’aiuto delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, ha purtroppo una data di scadenza. «Per avere maggiori probabilità di concepire naturalmente – spiega Ubaldi – non bisogna superare la soglia dei 35 anni». L’ideale sarebbe concepire a 20 anni, quando le probabilità di rimanere incinta dopo un rapporto sessuale sono del 30-40%. «Già a 30 anni – sottolinea l’esperto – le probabilità di concepire scendono al 20%».

Procreazione assistita. Anche con l’aiuto delle più moderne tecniche di fecondazione assistita è impossibile «ringiovanire» le cellule riproduttive di una donna. «Se si vogliono avere delle possibilità reali di concepire un bambino dopo i 43 anni, bisogna utilizzare i propri ovociti preventivamente congelati in età più giovane o quelli di una donatrice»,dice Ubaldi. Ma anche in questo caso non ci sono garanzie. «Portare avanti una gravidanza a 40 anni – spiega – non è come quando si hanno 20 anni. Anche se gli ovociti sono giovani, l’utero non lo è altrettanto. Questo significa che la donna è esposta a un maggior rischio di complicazioni: gestosi, parti pre-termine, ipertensione».

Il futuro della ricerca. I più visionari probabilmente rimarranno delusi da quanto accadde nei laboratori e nei centri medici. La ricerca non ha infatti ambizioni nel prolungare ad oltranza la fertilità. «Il lavoro – spiega Ubaldi – è più focalizzato nel miglioramento dell’efficienza dei trattamenti. Significa che gli sforzi sono concentrati nell’ottimizzare le attuali probabilità di concepimento, nella riduzione del rischio aborti e complicanze».

Progetti di ricerca. Non a caso i due progetti italiani che si sono aggiudicati il «Grant for Fertility Innovation», il premio indetto ogni anno da Merck Serono, riguardano lo sviluppo di due metodi che hanno lo scopo di migliorare le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Uno porta la firma di Antonio Capalbo, responsabile del programma Pgd-Pgs dei centri Genera di Medicina della riproduzione e direttore del laboratorio Genetyx. «Il nostro obiettivo – sottolinea – è sviluppare un metodo rapido e non invasivo, basato sull’analisi di miRna, per selezionare l’embrione con la maggior competenza riproduttiva, aumentando il successo della fecondazione assistita». L’altro progetto è guidato da Paola Vigano, coordinatrice del Laboratorio di riproduzione assistita dell’Ospedale San Raffaele di Milano. «Lavoriamo – dice – a un metodo basato sull’analisi dell’esosoma, che permetterà di scegliere l’embrione che ha maggiori probabilità di impianto».

La sensibilizzazione. L’età è al centro anche di diverse iniziative pubbliche e private. Nel Piano nazionale per la fertilità, promosso dal ministero della Salute, si sottolinea l’importanza di ricordare alle donne che la fertilità diminuisce al crescere dell’età. Non a caso l’edizione di quest’anno del «Fertility 2.0 Award», il premio Merck Serono rivolto agli utenti web, è stata emblematicamente intitolata «Le età della fertilità: il tempo dell’attesa».

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