“A fronte di un aumento del numero di trattamenti eseguiti di II e III livello (fecondazione in vitro) si e’ osservato una riduzione del numero di bambini nati per trasferimento embrionario “fresco”, un aumento dell’età della donna, una riduzione significativa del numero di embrioni trasferiti e di gravidanze multiple soprattutto le gravidanze trigemine che devono essere considerate come il peggiore potenziale dramma che si può verificare in seguito a trattamenti di PMA”.
A commentare i dati del Registro Nazionale di PMA dell’ISS relativi all’attività dei Centri Italiani di procreazione medicalmente assistita nel corso dell’anno 2011, presentati dal Ministro della Salute al Parlamento qualche giorno fa, è il Dr. Filippo Maria Ubaldi, Responsabile del Centro di Medicina della Riproduzione GENERA, della Clinica Valle Giulia di Roma.
Secondo il Dr Ubaldi, la riduzione del numero di bambini nati da trasferimenti di embrioni “freschi” non si deve vedere come una riduzione della efficacia delle procedure, ma è secondario alla riduzione degli embrioni trasferiti che se da una parte può ridurre la probabilità di una gravidanza, dall’altra riduce il rischio del dramma delle gravidanze multiple. Inoltre la riduzione del numero di bambini nati è sicuramente influenzato dall’aumento dell’età delle donne che si sottopongono ai trattamenti di PMA (negli ultimi 5 anni l’età media è aumentata di più di un anno). L’età della donna, infatti, è il fattore che più grandemente influenza la possibilità di portare a termine una gravidanza che sia stata ottenuta spontaneamente o con tecniche di PMA.
Dalla relazione, però, continua il Dr. Ubaldi, “si è anche osservato un aumento del numero di trasferimenti da ovociti ed embrioni congelati con conseguente aumento di bambini nati da queste procedure rispetto agli anni precedenti. E questo perché la riduzione del numero di embrioni “freschi” trasferiti porta a crioconservare più materiale biologico, ovociti ed embrioni, che andandoli a trasferire dopo scongelamento, permettono di ottenere altre gravidanze che si devono sommare a quelle ottenute dopo trasferimento embrionario “fresco” esprimendo così cumulativamente il numero di bambini nati per ciclo di stimolazione iniziato e per prelievo ovocitario. Se noi calcoliamo i bambini nati per ciclo di stimolazione iniziato, per prelievo ovocitario e non per transfer embrionario “fresco”, vedremo che il numero di bambini nati è abbastanza sovrapponibile all’anno precedente. E se poi lo andiamo a correggere per l’età della donna vedremo che sarà sicuramente simile o migliore degli anni precedenti”.
Infine – sempre secondo il responsabile del centro GENERA della Clinica Valle Giulia – gli altri dati rilevanti emersi sono stati: un numero troppo alto di centri che fanno pochi trattamenti (il 39,8% dei centri di II e III livello fanno meno di 100 procedure) e soprattutto l’attitudine ancora di alcuni centri a trasferire 3 o più embrioni sperando così di mantenere accettabili le loro percentuali di successo a scapito però di inaccettabili rischi di gravidanze multiple. “Si dovrebbe arrivare a nessun centro che trasferisca più di due embrioni come succede ormai da anni nei Paesi scandinavi e in molte Nazioni del nord Europa”, è stata la riflessione conclusiva del Dr Ubaldi.