OSSERVATRICE ROMANA
22 Ottobre 2014

di Barbara Palombelli

Uno dei più bravi nel suo campo, il professor Filippo Ubaldi, lo dice da anni: “Gli ovuli femminili sono buoni fino ai 32-34 anni, poi iniziano a invecchiare, con tutti i rischi che questo comporta”. Capito, ragazze? 32-34 anni! Tutte le meraviglie della moda e della medicina estetica, tutti gli ingredienti magici – dalla palestra allo yoga, fino alle punturine al viso – migliorano il fuori, ma non hanno poteri sul dentro di noi. Siamo state create per fare figli fin dalla prima ovulazione (io a undici, la media è attorno ai tredici) e invece facciamo spesso trascorrere venti, trent’anni, da quel giorno prima di partorire. Da qui dobbiamo partire per giudicare quella meravigliosa “assicurazione sulla maternità” che le due più note aziende della Silicon Valley hanno deciso di offrire alle loro dirigenti e impiegate: il congelamento degli ovuli. Si chiama “social egg freezing” e Facebook e Apple lo considerano un incentivo prezioso. Ho letto nel web le scandalizzate prese di posizione delle mie amiche, femministe di ieri e di oggi. Tutti i giornali italiani – per una volta in accordo – hanno giudicato pessimo il dono delle imprese americane a protezione della carriera femminile. Secondo me, invece, è una mano santa. Diciamo la verità: quasi tutte le madri che hanno il primo figlio dopo i 40 lo hanno confezionato in provetta, in Italia o all’estero. Non lo dicono volentieri, come è giusto, ma è assolutamente così. Spesso, l’embrione che si impiantano nell’utero contiene il seme del marito e un uovo di una giovane donatrice – per lo più del Centroamerica o nord Africa, a seconda dei laboratori in cui si effettua. E allora? Perché scandalizzarci se un giorno le nostre figlie potranno usufruire di un servizio medico – ancora costoso – che le metta in grado di generare figli geneticamente affini, anziché migrare per elemosinare nelle Asl un ovetto fresco?
Dicono: dove finisce la naturalità del concepimento? Ma, care amiche sessantenni, chi l’ha mai conosciuta – di noi – la naturalità del concepimento? Siamo attrezzate di pillola (che Dio benedica l’inventore, Pincus) fin dall’adolescenza. Abbiamo rinviato, interrotto, installato e tolto dolorose spirali dalle nostre cavità… altrimenti, oggi avremmo una dozzina di figli, dai quaranta in giù. Questa è la verità che dobbiamo raccontare alle ragazze, per lasciarle poi libere di scegliere. Laura Rienzi, braccio destro di Ubaldi, spiega: “Siamo stati fra i primi, in Italia, a praticare la crioconservazione. Donne che dovevano sottoporsi a trattamenti chemioterapici o a interventi oncologici, conquistavano la loro tranquillità assoluta. La spesa si aggira fra i 2.500 e i 3.500 euro per il procedimento, più 100.00 euro ogni due anni, cui vanno aggiunti circa 1.500 euro per i farmaci necessari alla stimolazione ovarica”. Rienzi racconta che non è per la carriera o per i soldi che si rinvia, “in realtà si aspetta l’uomo giusto. L’orologio biologico corre e il rischio di mettere ansia al partner è fortissimo, in America e anche qui da noi”. Sinceramente, continuo a non vedere scandali, vedo solo nuove opportunità offerte dalla scienza. Se è di quella che avete paura, allora potevate dirlo prima e partorire in casa una dozzina di marmocchi.

Ecco il link dell’ articolo di Barbara Palombelli su Il Foglio