Pubblichiamo di seguito l’articolo uscito su “Il tempo.it” con il parere della Dott.ssa Laura Rienzi all’AdnKronos salute.
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Fecondazione: esperta, tante coppie disposte a donare embrioni per ricerca

L’embriologa Rienzi, italiani alle prese con infertilità e gravi malattie sensibili a problema

Roma, 22 mar. (AdnKronos Salute) – “Le coppie che si sottopongono a cicli di fecondazione assistita e di diagnosi preimpianto per avere informazioni sullo stato di salute dei loro embrioni lo hanno fatto nella maggioranza dei casi perché hanno un malato in famiglia, una storia di aborto terapeutico o figli già malati. Sono quindi consapevoli di cosa significa avere esperienza di una grave malattia ereditaria e sono generalmente disponibili nell’aiutare la scienza a trovare possibili soluzioni” attraverso la ricerca. A dirlo all’Adnkronos Salute Laura Rienzi, presidente della Società italiana di embriologia, riproduzione e ricerca (Sierr), mentre si attende la decisione della Corte costituzionale sulla donazione degli embrioni alle sperimentazioni scientifiche. “Questa popolazione di pazienti – spiega – è particolarmente sensibile e sarebbe disposta in larga parte a donare gli embrioni sovrannumerari non idonei all’impianto. Gli embrioni congelati, seppur non idonei ai fini procreativi, sono assolutamente utilizzabili per la ricerca: anche se affetti da gravi malattie genetiche consentono comunque di ottenere in vitro linee cellulari utilissime per fare valutazioni e ricerca volte ad aumentare sia il successo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, sia per ottenere piattaforme per testare terapie per queste malattie che contribuire allo sviluppo della ricerca nel campo delle cellule staminali. Sono cellule fondamentali, che ora noi importiamo dall’estero”. Rienzi ricorda che “dal 2004 al 2009 c’è stato un arresto alle tecniche di congelamento dovuto al divieto contenuto della legge 40. Nel 2009 la Consulta ha riconosciuto la crioconservazione come diritto alla salute per la donna e l’Italia ha ripreso a effettuarla. Congeliamo sempre embrioni per massimizzare il successo dei cicli di Pma, perché questo consente di ridurre il numero di quelli che vengono trasferiti in utero contemporaneamente e di conseguenza eventuali gravidanze plurigemellari, molto pericolose, o per valutarne lo stato di salute”. La crioconservazione oggi avviene nel 78% dei centri specializzati italiani, ma è chiaro che la percentuale di embrioni che risultano non idonei al momento della diagnosi preimpianto (non effettuata in tutti i casi) è abbastanza bassa: possono essere affetti da malattie cromosomiche o genetiche e in questo ultimo caso ne è colpito un embrione su 4 (recessive) o un embrione su 2 (dominanti). Per quanto riguarda le anomalie cromosomiche la quota di embrioni malati e non compatibili con la vita può variare moltissimo e dipende dall’età della donna.

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