Di seguito pubblichiamo l’articolo uscito su Repubblica.it. Per leggere l’articolo uscito su Repubblica.it clicca QUI 

Fecondazione assistita, “Così si accorcia il tempo per avere un figlio”

L’attesa è uno dei problemi principali che affrontano tante coppie che cercano di diventare genitori con la procreazione assistita. L’esperto: “Nuovo metodo che rende più efficienti i tentativi”. Il tema al centro delFertility Forum di Roma

di ELVIRA NASELLI

QUELLA che cambia è la prospettiva, e non è certo roba da poco. Finora, infatti, nel campo della procreazione medicalmente assistita (Pma) si è sempre parlato di live birth rate,cioè di percentuali di bambini nati vivi. Certamente un dato importantissimo per le donne che si apprestano a cominciare quel viaggio meraviglioso e distruttivo alla fine del quale può esserci – oppure no – un figlio. Oggi, però, alle donne interessa anche un altro numerino, quello che i medici chiamano Time to pregnancy. Ovvero: quanti tentativi bisogna fare per riuscire a rimanere incinta. Problema importante. Come importante è la domanda successiva, alla quale però non è così facile dare risposte. Ovvero, quando fermarsi? A quanti tentativi ci si può sottoporre prima di gettare la spugna?
Sia chiaro che tutte queste domande si riallacciano sempre al solito problema: si fanno figli troppo tardi e troppo tardi ci si accorge di non poterli avere. Ed è questo il tema che affronta oggi a Roma il “Fertility Forum- New perspectives in Time to pregnancy“, organizzato da Merck. L’età media in cui una donna italiana accede alle tecniche di Pma è tra le più alte d’Europa: il 72 per cento ha più di 35 anni. E cresce anche la quota di donne oltre i 40 anni, che si attesta al 31 per cento. I dati – dell’ultimo rapporto del ministero della Salute al Parlamento – indicano pure quello che già tutti sanno, donne ed esperti: più si è anziane biologicamente meno chance si hanno di poter avere un figlio. E infatti su cento cicli di Fivet o Icsi in donne sotto i 34 anni sono state ottenute 28 gravidanze, solo 5 invece in altri cento cicli su donne sopra i 42.

Il fattore tempo. Il cosiddetto fattore tempo diventa allora il punto cruciale. Uno studio appena pubblicato su Fertility & Sterility potrebbe aiutare le donne ad aumentare le possibilità per ciclo. “Nessuno aveva mai provato la doppia stimolazione standard nello stesso ciclo – spiega Filippo Maria Ubaldi, direttore clinico dei centri di medicina della riproduzione Genera e primo autore dello studio – nonostante si sappia che nello stesso ciclo ci sono due o tre ondate follicolari. Avendo a che fare con donne sempre più biologicamente anziane, nel nostro centro l’83 per cento ha più di 35 anni, abbiamo pensato di prelevare i follicoli di ondate diverse in donne con bassa riserva ovarica. Il metodo si può utilizzare quando si prevede di prelevare un numero di ovociti sotto ai sei- otto circa. Con la seconda stimolazione – che si effettua a 5 giorni dal prelievo degli ovociti della prima, con gli stessi farmaci e gli stessi dosaggi – mediamente riusciamo a prelevare lo stesso numero di ovociti della prima. Con la stessa qualità”.

“Più ovociti più possibilità”. Avendo a disposizione più ovociti, aumentano anche le possibilità di trovarne di buona qualità e quindi si accorciano i tempi per arrivare ad una gravidanza. Ma quanto tempo si guadagna? ” Non siamo ancora in grado di dirlo – continua Ubaldi – ma mentre con una sola stimolazione circa 2 donne su dieci riescono ad avere un bambino, cumulando prima e seconda stimolazione arriviamo a 3,5. Parliamo di donne di circa 38 anni. Questo metodo, insomma, non migliora l’efficacia ma l’efficienza, il risultato dipende dall’ondata follicolare, che è legata all’età e alle caratteristiche genetiche della paziente. Sarebbe fantastico se le donne pensassero a fare figli tra i 25 e i 30 anni, ma non è così è sempre più spesso la medicina della riproduzione è chiamate a dare risposte che tentano di neutralizzare il fattore tempo”. Ma su tempo e genetica la medicina ancora poco può fare.