E’ appena stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Human Reproduction lo studio condotto dal Dr. Filippo Maria Ubaldi, sull’applicazione di sofisticate procedure laboratoristiche come la coltura a blastocisti e la diagnosi genetica preimpianto in pazienti con età superiore a 35 anni con lo scopo di aumentare l’efficienza dei tentati di fecondazione assistita e nello stesso tempo di ridurne i rischi in questa popolazione di pazienti.

Sono stati analizzati circa 2.200 cicli di fecondazione assistita effettuati presso il Centro GENERA della Clinica Valle Giulia di Roma, in collaborazione con il Laboratorio di genetica GENETYX. Lo studio del gruppo GENERA, chiaramente dimostra come l’analisi della vitalità embrionale (mediante coltura fino allo stadio di blastocisti) e della sua costituzione genetica (mediante diagnosi genetica preimpianto) aiuta a identificare l’embrione con le maggiori probabilità di impianto e sopratutto con il minor rischio di generare un aborto successivamente al transfer.

Aumentare le conoscenze sulla qualità dell’embrione prodotto in vitro, permette anche di trasferire un solo embrione alla volta, mantenendo elevate le probabilità di successo (circa il 50% per transfer dopo diagnosi genetica pre-impianto) ma riducendo significativamente il rischio di gravidanza multipla. Quest’ultima chiaramente associata ad elevati rischi sia per la madre che per i feti.

Questo studio osservazionale di 4 anni, dimostra infine che non si riducono le chance totali per ciclo di trattamento quando vengono applicate queste metodologie. In altri termini gli embrioni non vitali e/o con anomalie cromosomiche non contribuiscono all’ottenimento della gravidanza evolutiva anche se trasferiti in fasi più precoci e senza analisi genetica, ma sono a rischio invece di generare aborti successivamente.

Non vi sono dubbi che la conoscenza della embriogenesi umana sia la chiave per aumentare le probabilità di successo in fecondazione assistita, ma anche per la diagnosi dei difetti embrionali che purtroppo sono strettamente associati all’età materna sia in vivo che in vitro. Le biotecnologie diventano, quindi, uno strumento indispensabile per i centri di Procreazione Medicalmente Assistita per massimizzare le probabilità di gravidanza e minimizzare i rischi di aborto e di gravidanze multiple per le coppie che intraprendono la difficile strada della fecondazione assistita.

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Human Reproduction, Vol.0, No.0 pp. 1 –10, 2015 

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