Sulla rivista “IN Famiglia”, intervista alla dott.ssa Silvia Colamaria “Fecondazione assistita, per le over 35 raddoppia la speranza di essere madri”

Di seguito l’intervista di Gioia Ceccardi alla Dott.ssa Silvia Colamaria uscita sulla rivista “IN famiglia”, sullo studio realizzato dall’Equipe GENERA  pubblicato su Fertility & Sterility, che rivoluziona il concetto della stimolazione ormonale ovarica in quanto massimizza il numero di ovociti da poter recuperare per ciclo mestruale, riducendo il tempo necessario per ottenere la gravidanza.

 

di Gioia Ceccardi – pubblicata sul settimanale In famiglia

Provando a realizzare l’immenso, e legittimo, desiderio di diventare madri, molte donne si scontrano con una variabile numerica nota come “time to pregnancy”, che fa riferimento alla quantità di tentativi compiuti prima di restare incinte. Ciò pone tanti quesiti e apre vari scenari. Di fronte a possibili insuccessi, quando bisogna fermarsi? Ed eventualmente, quali strade si possono intraprendere? Sono domande a cui la medicina riproduttiva è chiamata sempre di più a dare risposte. Sull’argomento, quanto mai d’attualità, abbiamo intervistato la dottoressa Silvia Colamaria, ginecologa e responsabile del trattamento di Procreazione Medica Assistita (PMA) nel reparto Genera presso la Clinica Valle Giulia, a Roma.

Che profilo presentano le coppie che si rivolgono al vostro centro?

«Appartengono a tutte le classi sociali e culturali. L’età media delle donne, alla prima visita, è di 37 anni: nonostante sia un’età molto frequente per cercare la prima gravidanza al giorno d’oggi, da un punto di vista riproduttivo giustifica il fatto di trovare difficoltà al concepimento. Infatti, proprio l’età materna avanzata è una delle cause più frequenti di infertilità, nonché il fattore che maggiormente condiziona l’esito dei trattamenti di PMA. Si associano, inoltre, fattori maschili (alterazioni dei parametri del liquido seminale), una malattia come l’endometriosi, fattori tubarici e quasi un 30% di casi con un’infertilità inspiegata».

Nel tempo è aumentato il numero di pazienti oncologiche?

«Sì. Nell’ultimo triennio ne abbiamo contate più di 50: sono state indirizzate a Genera per il congelamento degli ovociti prima di chemio e/o radioterapie, trattamenti che potrebbero ridurre drasticamente la loro fertilità. In questi casi abbiamo pochissimo tempo a disposizione – di solito nell’intervallo tra chirurgia e chemioterapia – e cerchiamo di iniziare il prima possibile la stimolazione ovarica per poter congelare gli ovociti e far intraprendere, quanto prima, le cure alla paziente. Per fortuna gli oncologi sono sempre più sensibili alla questione della fertilità per queste donne. I dati sulla sicurezza dei trattamenti sono, poi, molto incoraggianti… Credo che dare a tali pazienti una concreta speranza per il loro futuro riproduttivo sia molto prezioso».

Di recente sulla rivista Fertility and Sterility, è stato pubblicato un studio all’avanguardia, condotto proprio dal vostro staff…

«È stata una grande sfida: per la prima volta abbiamo testato un protocollo innovativo in cui le pazienti effettuano due stimolazioni all’interno dello stesso ciclo mestruale. Per le donne sempre maggior importanza riveste il tempo che hanno a disposizione per la ricerca della gravidanza. Nel nostro centro, l’età media delle pazienti sottoposte al trattamento, in più dell’80% dei casi, è superiore ai 35 anni. Spesso abbiamo a che fare con soggetti femminili con una bassissima riserva ovarica, che hanno biologicamente pochi ovociti: per loro, quindi, è cruciale cercare di aumentare le possibilità di trovare l’embrione “candidato a diventare un bambino”, massimizzando il numero di ovociti recuperabili dopo stimolazione ovarica e quindi di embrioni da studiare da un punto di vista qualitativo e cromosomico. Le donne più “mature” non solo spesso hanno meno ovociti, ma questi ultimi, dopo i 35 anni, sono anche sempre più suscettibili di essere portatori di anomali cromosomiche, come effetto fisiologico dell’invecchiamento ovarico».

Quali sono i risultati che avete ottenuto?

«Lo studio è iniziato più di un anno e mezzo fa. Abbiamo effettuato il protocollo su oltre 100 pazienti e abbiamo dimostrato che non ci sono differenze nella qualità degli ovociti recuperati nella prima e nella seconda fase del ciclo. In questo modo, ogni paziente ha il doppio delle possibilità di arrivare a trasferire un embrione vitale e cromosomicamente normale».

Oltre all’età, quali fattori devono essere considerati con attenzione?

«Consiglio di seguire uno stile di vita corretto, limitando lo stress e il consumo di sostanze tossiche, come alcool, caffeina e fumo. Seguire un’alimentazione equilibrata e fare esercizio fisico è di fondamentale importanza per mantenere il giusto peso: le donne in sottopeso o in sovrappeso, infatti, riducono il numero e la qualità delle loro ovulazioni, fino addirittura ad arrivare all’amenorrea (mancanza del ciclo mestruale) come meccanismo protettivo della natura che non permette di concepire a chi è troppo magra o troppo grassa».

Altri suggerimenti?

«Le complesse tecnologie impiegate nei centri specializzati di procreazione assistita possono aiutare le donne a concepire, velocizzare il processo e renderlo più sicuro, ma in nessun modo, ad oggi, possono ringiovanire gli ovociti. Le donne non sono fertili per sempre, per cui raccomando sempre di cercare una gravidanza spontanea da giovani. E, dopo 12-18 mesi di rapporti liberi senza concepimento, chiedete aiuto, rapidamente, presso un centro specializzato».

Ecco le foto della rivista cartacea IN famiglia