Di seguito vi riportiamo l’intervista al Dr. Filippo Maria Ubaldi sul quotidiano “Il tempo.it”

Voglia di bebè? C’è un momento giusto per concepirlo

Oltre il fattore età, è importante una corretta informazione e diagnosi tempestiva

di Roberta Maresci

La probabilità di avere un bambino diminuisce con l’età e le coppie che decidono di avere un figlio devono quindi essere consapevoli che il successo di una gravidanza è strettamente legato alla variabile tempo. Il fattore “età” della donna è un punto cruciale nella lotta all’infertilità, ma è anche importante una diagnosi tempestiva e una corretta informazione. Altrettanto riguardo hanno anche i corretti stili di vita in uso della coppia riguardo al momento giusto in cui realizzare il proprio progetto di genitorialità.

MOMENTO OK – Ma qual è il “momento giusto” per avere un bambino? Quali sono le cause che riducono la fertilità nella donna? A domanda risponde Filippo Maria Ubaldi, Direttore clinico dei Centri di Medicina della Riproduzione, GENERA, Clinica Valle Giulia, Roma.

CAUSE INFERILITA’ – “Sicuramente una delle cause più importanti oggi di riduzione fisiologica della fertilità è rappresentata dalla ricerca della gravidanza in età sempre più avanzata. L’aumento dell’età della donna infatti determina da una parte una significativa riduzione del numero dei follicoli (i contenitori degli ovociti) a disposizione che è determinato ancor prima della nascita e dall’atra un aumento del rischio che gli ovociti presentino alterazioni cromosomiche e che quindi se fecondati generano embrioni alterati cromosomicamente che o non si impiantano o se si impiantano abortiscono generalmente nel primo trimestre di gravidanza. Questi due fattori di per se sono responsabili della riduzione della fertilità nella donna che è massima nel periodo compreso tra i 20 e i 25 anni diminuisce significativamente dopo i 35 anni è inferiore al 5% per mese tra i 40 e 43 anni e infine diventa aneddotica dopo i 44 anni. Questi concetti, seppur universalmente riconosciute, non sono assolutamente chiare nella popolazione generale che tende invece a sovrastimare la fertilità della donna e ad assumere la buona ciclicità mestruale coma marker di fertilità conservata. Le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) possono fare molto poco in questi casi ed è assolutamente errata la convinzione generale che “ tanto dopo i 40 anni ci pensa la PMA..”. La PMA, infatti non può risolvere i problemi legati al basso numero e alle alterazioni cromosomiche degli ovociti: per risolvere questo problema o si fanno i figli prima o si devono aver congelati i propri ovociti in giovane età o si deve far ricorso alla ovo-donazione. Oggi, la quasi totalità delle gravidanze dopo i 43-44 anni si ottengono infatti mediante la donazione di ovociti di donne giovani”.

RISCHIO MALATTIE – “Con l’età, inoltre, aumenta il rischio di malattie che colpiscono l’apparato riproduttivo femminile, rappresentando quindi le cause acquisite di sterilità. Tra queste sicuramente le più frequenti sono le infiammazioni dell’apparato genitale femminile provocate da infezioni trasmesse attraverso i rapporti sessuali come la sifilide, la gonorrea e la Chlamydia. Quest’ultima è senz’altro la più frequente ed insidiosa poiché difficile da riconoscere in quanto spesso asintomatica. La Chlamydia è batterio intracellulare che si annida nelle cellule epiteliali cilindriche che rivestono la mucosa tubarica determinandone quasi sempre un danno che può andare dalla alterazione funzionale alla completa chiusura della tuba”.

STILE DI VITA – “Altre cause acquisite che possono condizionare la fertilità femminile sono quelle legate a un non corretto stile di vita. Bisogna ridurre i fattori di stress e quelli tossici come la caffeina, il fumo e l’alcol. Lo stress riduce significativamente le probabilità di concepire interferendo su quei meccanismi necessari per una corretta ovulazione mentre le fumatrici impiegano più tempo a concepire e sono meno fertili poiché probabilmente le sostanze tossiche inalate (nicotina, benzopirene) possono alterare la qualità ovocitaria. L’alcol infine, può causare una minore produzione di ormoni femminili con alterazione dei livelli di estrogeni se assunto in dosi superiori a 2 bicchieri al giorno”.

CIBO – Tra i non corretti stili di vita che possono interferire sulla funzione ovarica ci sono senz’altro i disturbi della alimentazione. Le ragazze sottopeso sono spesso anovulatorie. Ma sono soprattutto le giovani in sovrappeso e obese ad avere un rischio, addirittura triplicato, di non avere ovulazioni, rispetto alle normopeso. Per questo è fondamentale educare le giovani ad una sana alimentazione e, nel caso di sovrappeso, indurle a dimagrire in funzione di una futura maternità. Per fortuna infatti, se si riesce a recuperare il peso-forma nella maggior parte dei casi ritorna la regolarità del ciclo e la fertilità. Infine alcune patologie sono spesso correlate alla riduzione di fertilità. I miomi uterini posso interferire con la fertilità soprattutto in rapporto alle loro dimensioni, al numero e alla loro localizzazione anatomica nel contesto dell’utero. L’endometriosi, ossia la presenza di tessuto endometriale al di fuori della cavità uterina, è una malattia a volte grave che spesso si associa ad infertilità femminile oltre che ad altri sintomi che possono ridurre fortemente la qualità della vita della donna. Una rilevante percentuale di donne con tale patologia ricorre all’aiuto medico per cercare di ottenere una gravidanza”.

BENE TEMPORANEO – “Possiamo quindi dire che la fertilità è un bene prezioso e temporaneo, non infinito per cui la donna deve imparare sin da piccola a salvaguardarla mediante uno stile di vita adeguato e visite specialistiche periodiche. Molto importante infine è fornire ai giovani strumenti educativi ed informativi onde evitare abitudini che li possano mettere a rischio di infezioni sessualmente trasmesse”.

SPECIALISTA – Quando rivolgersi ad uno specialista? “La razza umana è la razza meno fertile tra tutti i mammiferi. Al massimo della fertilità femminile tra 20 e 25 anni la possibilità mensile di rimanere in gravidanza è stimata tra il 20 e il 30%. Pertanto, non essendo facile concepire non si può parlare di sterilità se non è passato un adeguato periodo di tempo di rapporti liberi mirati. Secondo la definizione delle più importanti Società Scientifiche di Medicina della Riproduzione del mondo la sterilità viene quindi definita come l’incapacità a concepire dopo 12 mesi di rapporti liberi mirati. La coppia quindi dovrà rivolgersi ad uno specialista se dopo circa un anno di ricerca, la gravidanza non è ancora arrivata. Tuttavia l’entità del tempo di ricerca può essere modulato in base al tempo a disposizione: se la donna ha 30 anni la coppia, volendo, può attendere anche 18-24 mesi prima di rivolgersi ad uno specialista senza compromettere significativamente la sua capacità riproduttiva, mentre se la donna ha 40 anni o più dovrebbe rivolgersi ad un medico della riproduzione anche se sono passati solo 6 mesi di ricerca”.

TECNICHE – Quali sono le tecniche disponibili in Italia oggi, dopo lo smantellamento della legge 40? “La legge 40/2004 è stata considerata come una delle leggi più ideologiche e sbagliate della Repubblica Italiana, tanto è vero che la Corte Costituzionale dalla sua entrata in vigore nel 2004 ad oggi ha decretato più volte la incostituzionalità di alcune sue parti. I divieti che ideologicamente erano stati introdotti conto ogni evidenza scientifica ci hanno fatto arretrare da un punto di vista clinico-scientifico rispetto agli altri paesi europei tanto è vero che moltissime coppie per evitare una troppo pesante penalizzazione sono state costrette a migrare in altri paesi europei per poter ottimizzare le loro possibilità di successo. Oggi, fortunatamente, di tutti i divieti ideologicamente introdotti dalla legge 40 non ne rimane praticamente nessuno che possa penalizzare clinicamente i pazienti. Possiamo eseguire tutte le tecniche di procreazione medicalmente assistita dal congelamento embrionario alla diagnosi genetica preimpianto sia nelle coppie sterili che in quelle fertili alla fecondazione eterologa (ossia con gameti esterni alla coppia) offrendo risultati eccellenti sovrapponibili se non migliori rispetto ai più accreditati centri europei di riproduzione assistita. Dobbiamo riconoscere alla legge 40 un merito: aver costretto noi ricercatori ad implementare nuove strategie, nuove tecnologie, tra tutte il congelamento ovocitario, per cercare di limitare la penalizzazione inflitta alle nostre pazienti soprattutto dal divieto di congelare embrioni e di conseguenza di inseminare non più di tre ovociti. Il congelamento ovocitario sviluppato principalmente da noi italiani viene oggi utilizzato in tutto il mondo soprattutto per la preservazione della fertilità”.

ONCOLOGIA – Si può preservare la fertilità per le pazienti oncologiche? Come? “Ogni giorno in Italia vengono diagnosticati almeno 30 nuovi casi di tumore in pazienti di età inferiore ai 40 anni, pari al 3% della casistica generale. Il tipo di tumore decisamente più comune nella donna è quello che colpisce la mammella. In Italia ogni anno ci sono circa 2400 nuovi casi di tumore della mammella in donne con età inferiore ai 40 anni e grazie alla diagnosi precoce e alla efficacia della terapia chirurgica e medica (chemioterapia e/o terapia ormonale) la sopravvivenza a 5 anni è oggi fortunatamente superiore all’85%. Il costo di questo importantissimo successo è però la possibile comparsa di sterilità e il disagio psicosociale ad essa correlato che rappresentano temi di importanza crescente. Alcuni tipi di chemioterapici infatti e in particolare quelli che danneggiano il DNA, riducono drasticamente il numero degli ovociti primordiali diminuendo la cosiddetta riserva ovarica e aumentando il rischio di sterilità e menopausa anticipata. Questo rischio è legato prevalentemente dall’età della donna al momento della terapia essendo tanto maggiore quanto più l’età riproduttiva della donna è avanzata. Diventa quindi molto importante che i centri che si occupano di oncologia dell’età fertile o centri di Oncofertilità siano in grado di organizzare in collaborazione con un medico della riproduzione un percorso specifico per ciascuna paziente a seconda dell’età, della patologia e delle cure oncologiche previste, valutando le reali possibilità di successo e gli eventuali rischi legati alla preservazione della fertilità. Le principali tecniche di preservazione della fertilità attualmente esistenti in Italia per le giovani pazienti che devono sottoporsi a trattamenti antitumorali sono rappresentate da: criopreservazione degli ovociti, unica tecnica considerata come non sperimentale da tutte le piu’ importanti Società Scientifiche di Medicina della Riproduzione del mondo, criopreservazione di tessuto ovarico, soppressione gonadica con analogo del GnRH e trasposizione chirurgica ovarica”, conclude Filippo Maria Ubaldi.

 

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Ecco il PDF dell’articolo Il tempo.it del 10 novembre 2015 Voglia di bebè_ C’è un momento giusto per concepirlo. Intervista al Dr Filippo Maria Ubaldi