Dieci anni fa entrava in vigore la legge 40/2004 sulla Procreazione Medicalmente Assistita. Una Legge piena di divieti che di fatto ha limitato questa pratica medica rendendola meno efficace. Una Legge che si proponeva di difendere la figura dell’embrione umano, ma questo a scapito della coppia ed in particolare della donna e che ha sicuramente fallito nel suo intento rendendo la PMA meno sicura per le coppie e per gli embrioni stessi.

In questi 10 anni alcuni divieti sono stati abbattuti, mentre altrisono in attesa di sentenza. Il più importante divieto riguardava il limite sul numero di embrioni da produrre e l’obbligo di contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti. Mentre il mondo scientifico internazionale indicava come miglior pratica medica il trasferimento di un singolo embrione per volta per ridurre il rischio di gravidanza plurima (e quindi il rischio di problematiche al nascituro dovute a parti pre-termine), in Italia vi era l’obbligo di trasferire tutti gli embrioni prodotti contemporaneamente con conseguenze drammatiche sui tassi di gravidanze gemellari e trigemine. Nel 2009 la Corte costituzionale (sentenza 151/2009) rimuove questa imposizione, ridando ai medici italiani la dovuta responsabilità nella scelta del miglior trattamento da applicare ai propri pazienti. I risultati sono immediati: aumento di efficacia dei trattamenti, diminuzione dei tassi di gravidanza multipla. Altri tre divieti importanti saranno discussi prossimamente ed in particolare: il divieto di fecondazione eterologa, quello di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e quello di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita con indagine pre-impianto per le coppie fertili portatrici di malattie geneticamente trasmissibili.

Ma cosa è successo nei laboratori di PMA italiani e come hanno reagito i nostri biologi/embriologi a queste imposizioni? Se da una parte tutti gli operatori del settore hanno provato nel 2004 una grande frustrazione, e le limitazioni imposte visibilmente diminuivano le possibilità per le coppie di ottenere embrioni competenti nei nostri laboratori, dall’altra il divieto alla selezione e al congelamento embrionale ha sicuramente favorito e incentivato la ricerca scientifica nel campo della valutazione e crioconservazione degli ovociti. Nel nostro paese sono state sviluppate le metodologie oggi riconosciute come più efficaci per congelare gli ovociti, rendendo questa tecnica un approccio standard ed applicabile per diverse e nuove indicazioni quali la preservazione della fertilità femminile. Tutto il mondo ha guardato ai nostri risultati, e tante donne potranno preservare le loro uova prima di perdere la fertilità grazie ai nostri sforzi.
Nei nostri Laboratori si è anche tentato di migliorare le capacità di valutare gli ovociti prima della loro inseminazione, allo scopo di utilizzare solo le uova migliori, e limitare quindi la produzione di embrioni. A tal fine sono state applicate tecniche di valutazione morfologica e tecniche per la valutazione genetica della cellula uovo mediante l’analisi del globulo polare (cellula di scarto dell’ovocita con lo stesso patrimonio genetico). L’analisi del patrimonio genetico dell’ovocita fornisce però un’informazione limitata al solo gamete femminile mentre l’analisi di singole cellule dell’embrione fornisce un’informazione completa sullo stato di salute del futuro nascituro in quanto al suo interno sono presenti sia il patrimonio genetico femminile che quello maschile. La diagnosi genetica pre-impianto ha inoltre ultimamente fatto enormi passi avanti. Quest’approccio è virtualmente applicabile a tutte le malattie genetiche di cui è noto il gene causativo e di cui si conosce la natura del difetto molecolare, e può essere anche finalizzata allo studio dell’assetto cromosomico embrionale. I progressi in questo campo, con l’introduzione della biopsia embrionale allo stadio di blastocisti, hanno reso inoltre la procedura molto sicura. Non sussiste, infatti, alcun rischio procedurale per gli embrioni e non ne vengono compromesse le possibilità di impiantarsi nell’utero materno. La diagnosi genetica pre-impianto, come la diagnosi genetica pre-natale, trova ampia applicazione e non deve quindi essere limitata alle sole coppie infertili che hanno “la fortuna” di poter accedere alla PMA in quanto quelle virtualmente in grado di procreare spontaneamente ne sarebbero escluse da un punto di vista strettamente normativo. Questo punto sarà in futuro oggetto di discussione alla Corte costituzionale e speriamo, perciò, che sarà data la possibilità ai medici e agli embriologi di aiutare le coppie del nostro paese a concepire con le tecniche scientificamente più avanzate ed efficaci.
Un aspetto sicuramente positivo della Legge 40, è stata l’istituzione del Registro Nazionale della PMA, che raccoglie tutti i dati dei centri di PMA Italiani (dalle diagnosi alle terapie alle tecniche fino al numero degli embrioni prodotti e trasferiti in utero con i relativi risultati in termini di gravidanze ottenute, bambini nati, e complicazioni). Questo strumento ha permesso inoltre di analizzare gli effetti della Legge e dei suoi cambiamenti sui nostri risultati, evidenziando l’importanza dell’abolizione dei divieti per la miglior cura delle coppie Italiane che si rivolgono ai centri di PMA.

 

Dott.ssa Laura Rienzi
Presidente SIERR
Società Italiana di Embriologia, Riproduzione e Ricerca