Tra circa due mesi la Corte costituzionale si pronuncerà sulla dibattuta questione del divieto di fecondazione eterologa imposto dalla legge 40/2004: se, cioè, il no a tale fecondazione si scontri o meno con i principi costituzionali.

Nel mese di aprile, infatti, tre Tribunali del nord, sud e centro Italia, rispettivamente Milano, Catania e Firenze, avevano sollevato il dubbio di legittimità costituzionale in merito al divieto di fecondazione eterologa previsto dall’articolo 4 comma 3 della legge 40/2004 perché contrasterebbe con alcuni principi della nostra Costituzione tra cui quello di eguaglianza tra coppie, il diritto a farsi una famiglia e il diritto alla salute. Hanno così rinviato la decisione per la seconda volta alla Corte costituzionale che, già un anno fa, era stata investita dello stesso dubbio ma aveva restituito gli atti ai tre Tribunali invitandoli a riesaminare la questione alla luce della sopravvenuta sentenza della Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo che, decidendo sul caso di una coppia austriaca, aveva di fatto legittimato il divieto. (v. Divieto di fecondazione eterologa: in un mese tre richieste di abolizione alla Corte costituzionale)

Il prossimo 8 aprile la Consulta, si pronuncerà anche sul divieto di ricerca scientifica sugli embrioni e sulla possibilità di revocare il consenso alla procreazione in vitro dopo che l’ovulo è stato fecondato. Sono questi, infatti, i limiti rimasti dopo che la legge è stata smontata pezzo per pezzo a colpi di ricorsi, perché violava i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. Ora, quindi, potrebbe cambiare tutto. Non ci resta che attendere…