Nel mese di aprile tre Tribunali del nord, sud e centro Italia, rispettivamente Milano, Catania e Firenze, hanno sollevato il dubbio di legittimità costituzionale in merito al divieto di fecondazione eterologa previsto dall’articolo 4 comma 3 della legge 40/2004 (che impedisce, cioè, alle coppie con problemi di fertilità il ricorso alla fecondazione in vitro con donazione esterna di ovuli o sperma), perché contrasterebbe con alcuni principi della nostra Costituzione tra cui quello di eguaglianza tra coppie, il diritto a farsi una famiglia e il diritto alla salute. Hanno così rinviato la decisione per la seconda volta alla Corte costituzionale che, già un anno fa, era stata investita dello stesso dubbio ma aveva restituito gli atti ai tre Tribunali invitandoli a riesaminare la questione alla luce della sopravvenuta sentenza della Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo che, decidendo sul caso di una coppia austriaca, aveva di fatto legittimato il divieto.

Questa volta, però, la Consulta (la cui udienza presumibilmente sarà fissata tra giugno e settembre), dovrà pronunciarsi nel merito: dovrà dire, cioè, se il no alla fecondazione eterologa previsto dalla legge 40 si scontri o meno con i principi costituzionali.