Tra le cause non oncologiche, l’endometriosi severa è una delle condizioni che più spesso rende consigliabile il congelamento degli ovociti.
E’ uno dei temi del Convegno dal titolo ‘Preservazione della fertilità femminile’
che si svolgerà domani al Macro Museo d’arte contemporanea di Roma (Via Nizza, 138) dalle ore 9.00.
E’ una delle più frequenti malattie benigne ginecologiche. Dati Italiani indicano che circa 3 milioni di donne sono affette da endometriosi e il 50% sono in età riproduttiva (29-39 aa) (1,5 milioni di donne!) (Luisi at al., Gynecol Endocrinol. 2009). Si stima che la ‘prevalenza’ (stima della popolazione di donne sottoposte a trattamento per endometriosi in un dato tempo) della malattia e’ pari a circa il 10% nella popolazione generale femminile in Europa.
“L’endometriosi é una malattia cronica progressiva, dovuta alla presenza di tessuto endometriale fuori dalla cavità uterina (la sua localizzazione naturale) e molto frequentemente a livello ovarico determinando formazioni di cisti, definite appunto endometriosiche, aderenze, dolori pelvici e sterilità” spiega il Dottor Filippo Maria Ubaldi Direttore Clinico dei Centri GENERA di Medicina della Riproduzione.” Altre sedi comuni possono essere il peritoneo pelvico, la parete muscolare uterina (adenomiosi) determinando sintomi diversi in base alla localizzazione a volte molto severi ed invalidanti potendo frequentemente infiltrare anche la parete intestinale. Le cause della patologia sono diverse e non completamente note. Una prima ipotesi potrebbe essere quella che sostiene come le cellule endometriali si diffondano per via ematica o linfatica, altra ipotesi è quella definita ‘retrograda’ dove frammenti di tessuto endometriale si diffondono nella cavità pelvica viaggiando all’indietro verso le tube durante la mestruazione e trovando lì delle condizioni favorevoli per l’impianto ectopico. Altre ipotesi prendono in considerazione cause immunitarie, ormonali o ambientali come, ad esempio, l’impatto di sostanze chimiche sull’organismo come il bisfenolo A”.
Dato il carattere progressivo della malattia, nelle sue localizzazioni ovariche si viene a determinare una graduale distruzione del tessuto ovarico. La letteratura indica che il trattamento chirurgico della cisti endometriosica riduce significativamente la riserva ovarica di circa il 40% arrivando anche circa nel 15% delle pazienti alla completa atrofia ovarica monolaterale e nel 3-5% dei casi alla menopausa nel caso di trattamento chirurgico bilaterale. Pertanto in giovani donne con forme particolarmente aggressive e con formazioni cistiche voluminose si suggerisce di conservare gli ovociti prima di essere sottoposte ad intervento chirurgico.
“Le due principali tecniche di congelamento ovocitario sono la ‘vitrificazione’ e il ‘congelamento lento’. Le differenze riguardano soprattutto la velocità di congelamento e di scongelamento.” Interviene la Dottoressa Laura Rienzi, Direttore dei laboratori di embriologia dei centri GENERA. “L’approccio storicamente più utilizzato è stato quello del ‘congelamento lento’ in cui l’ovocita e l’ambiente circostante sono tenuti in ‘equilibrio’ fino ad ottenere la solidificazione della soluzione crioprotettrice e la disidratazione cellulare con il progressivo e programmato raffreddamento del sistema (-0.3°C/min). Nella ‘vitrificazione’ il raffreddamento avviene in modo estremamente rapido (-30.000 °C/min) sfruttando due aspetti chiave: l’immersione diretta degli ovociti in azoto liquido e l’utilizzo di elevate concentrazioni di sostanze crioprotettrici in minimi volumi. In questo modo si evita la formazione di cristalli di ghiaccio intracellulare estremamente dannoso per la cellula mediante la formazione di uno stato “semi-solido” delle sostanze crioprotettrici in cui gli ovociti possono essere conservati in azoto liquido”.