Anche le coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche trasmissibili, potranno accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita e alla diagnosi pre-impianto (per info PGD/PGS – Diagnosi Genetica Pre-Impianto ), fino ad ora vietate dall’articolo 4 della legge 40/2004 che le riconosceva solo a quelle sterili e infertili.

Lo ha stabilito la sentenza del Tribunale di Roma che, applicando i principi sanciti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo lo scorso 11 febbraio, ha dato il via libera alla diagnosi pre-impianto, in un ospedale pubblico della Capitale, a una coppia di portatori sani di fibrosi cistica che voleva fare ricorso alla fecondazione assistita, con trasferimento in utero alla signora previo esame clinico e diagnostico degli embrioni creati tramite fecondazione in vitro, solo di quelli sani.

“Sentenza storica” viene definita dall’Avvocato Filomena Gallo perché “supera la necessità di intervento della Corte costituzionale e disapplica direttamente, per la prima volta, una norma nazionale come la legge 40”.
Qualche mese fa, infatti, la Corte di Strasburgo aveva rilevato l’irragionevolezza del divieto imposto dall’articolo 4 legge 40/2004 alle coppie fertili ma portatrici di malattie ereditarie con conseguente rischio di trasmissione al concepito, ad accedere alla Pma e in particolar modo alla tecnica della fecondazione in vitro con selezione degli embrioni attraverso la diagnosi pre-impianto, laddove invece l’ordinamento italiano permette di ricorrere all’aborto terapeutico nel caso in cui il feto risulti affetto da patologie di particolare gravità quale la fibrosi cistica. Tale divieto, sempre per la Corte europea, violerebbe l’articolo 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU).
Secondo il direttore dei laboratori di embriologia dei centri GENERA dott.ssa Laura Rienzi, “questa decisione del tribunale di Roma è importantissima anche alla luce delle nuove tecnologie che permettono di diagnosticare sempre più malattie genetiche da poche cellule embrionali”. L’Italia non deve rimanere indietro, prosegue la Dott.ssa Rienzi “queste tecniche devono essere accessibili alle coppie fertili o infertili ma comunque ad alto rischio di generare embrioni malati, altrimenti si rischia di nuovo di indurre le coppie ad andare all’estero e ci troveremmo davanti ad una disparità tra chi ha le possibilità economiche e chi no”.
Ora, quindi, anche in Italia “non ci sono più coppie fertili o infertili ma davanti alla salute riproduttiva siamo tutti uguali” è il commento del Presidente Cecos Italia (Associazione scientifica che raggruppa i maggiori centri di fecondazione assistita in Italia) Prof.ssa M. Elisabetta Coccia che, inoltre, “auspica che la legge 40/2004 possa presto essere rivista” perché “c’è bisogno di una legge più coerente che abbia gli stessi standard europei”.